Martin Brando ci mette la faccia

Il Visual Storytelling di Fernando del Castillo

Siamo entrati in una fase in cui la comunicazione visiva sta soppiantando la parola scritta, la cosiddetta Imagesphere.

Bob Lisbonne

 

Le storie non sono fatte solo di parole: le immagini sono in grado di raccontare storie altrettanto emozionanti, coinvolgenti, convincenti. Il Visual Storytelling ci dà possibilità di migliorare l’awareness e la reputation di un brand, di instaurare una relazione con i nostri fan o clienti.

Del resto, scienze come la psicologia cognitiva e la psicologia della percezione mostrano lo stretto legame tra comprensione, persuasione e immagine. Il nostro cervello è in grado di leggere le immagini che vediamo e di lasciarsene impressionare in modo estremamente veloce.Non è un caso, dunque, se recenti studi hanno dimostrato che, sui social networks, i contenuti visual vengono condivisi 40 volte in più rispetto a quelli testuali e ottengono il 94% di visualizzazioni in più.

Ecco perché il nostro Storytelling non può prescindere dal racconto attraverso le immagini. Non può prescindere dal Visual Storytelling.

Le storie sono fatte di personaggi e la nostra, di storia, ha un volto ben preciso: quello di Martin Brando. Noi sul Visual abbiamo puntato decisamente molto. Martin Brando non è solo un nome<, non è solo una storia: Marin Brando ci mette la faccia. La sua.

O meglio, la faccia di Martin Brando ce l’ha messa il nostro grafico e Visual Storyteller: Fernando del Castillo, che ci ha raccontato chi è e come fa a trasformare un’idea in immagine.

Come nasce la tua passione per il Visual?

Quando ho terminato la scuola superiore, non esisteva ancora una scuola di Disegno grafico e Comunicazione, quindi ho iniziato la mia formazione nel campo dell’architettura, per proseguire poi con una formazione di tipo artistico. Tuttavia, non avevo ancora trovato la mia vocazione.

Sono sempre stato un grande osservatore, di quelli minuziosi e attenti ai particolari di ogni cosa. Sono sempre stato attratto dalla Comunicazione Pubblicitaria, della quale cercavo di capire tecniche e dinamiche. La mia vita da rugbista mi è stata d’aiuto: grazie alrugby mi dilettavo a scattare foto per raccontare allenamenti e partite e, oltre a questo, entravo in contatto con tantissimo materiale pubblicitario, dai depliant ad ogni sorta di materiale grafico.

Ho preso parte alla nascita della Scuola di Disegno Grafico di Rosario, nella mia Argentina, dove eravamo come una grande famiglia e dove ho imparato i primi concetti di grafica, la sua storia, i diversi tipi di format e così via.

Sono stato sempre curioso riguardo tutto ciò che è immagine: dalla fotografia alla pubblicità e alla grafica. Sono appassionato di ciò che le immagini sono in grado di fare: raccontare storie.

Quello che oggi viene chiamato “Visual storytelling” è una necessità per le aziende?

Oggi l’immagine è fondamentale. Siamo talmente bombardato da ogni tipo di informazione su ogni dispositivo che la nostra attenzione è più che mai breve e superficiale. E le immagini hanno dalla loro parte un’arma potentissima: sono dirette, basta uno sguardo. Se costruite nel modo giusto, bastano a se stesse. Le aziende dovrebbero raccontarsi anche e soprattutto attraverso le immagini, quelle pensate, costruite e realizzate da professionisti. Penso che le aziende debbano avere la capacità e il coraggio di delegare a chi conosce l’arte del comunicare attraverso le immagini: i visual storyteller.

Quali sono i passaggi fondamentali per creare una Brand Image coerente?
Innanzitutto bisogna saper rispettare il paradigma al quale il brand appartiene.

Bisogna poi è essere in grado di utilizzare le risorse giuste. Creare una Brand Image coerente è un processo lungo e complesso, che richiede diversi tipi di competenze professionali: è necessario creare un team all’interno del quale ognuno abbia determinate skills.

Ma la cosa fondamentale, dunque più complessa, è la capacità di essere chiari e concreti. Bisogna saper “togliere”, più che aggiungere, e veicolare un unico valore: quello giusto. Quello capace di raccontare, con un segno, una storia intera.

Che tipo di logo è quello di Martin Brando?

Sarà il tempo a dircelo. Sicuramente quello di Martin Brando è un logo essenziale, diretto. Martin Brando è una persona e, come tale, ricco di storia, di caratteristiche fisiche ed emotive da raccontare.

Abbiamo dovuto fare un grande lavoro di “eliminazione del superfluo” e capire quali erano le cose importanti per noi e per la nostra Storytelling Company. Quelle, e solo quelle, hanno trovato un loro posto nel viso di Martin.

Non a caso siamo partiti dalla progettazione. Quello del Visual Storytelling è un problema innanzitutto di Storytelling: prima dell’applicazione bisogna pensare alla narrazione. Dall’immaginario alle immagini è (quasi) solo questione di mettere nero su bianco delle linee guida per orientare chi le immagini le produrrà o le selezionerà per i diversi media. In altre parole, prima abbiamo capito chi era Martin Brando, qual era la sua storia, che cosa faceva. Solo quando avevamo tutte le risposte a queste domande, abbiamo iniziato a dargli un volto. Una volta capito chi era Martin Brando, è stato subito chiaro anche comeera.

E dove siamo arrivati: cosa racconta il logo Martin Brando?

Il logo di Martin Brando cerca di descrivere il carattere, l’origine e la personalità di questo personaggio. E di farlo in modo chiaro e diretto.

Ho cercato di raccontare la sua e la nostra storia: si tratta di un’immagine molto moderna ma, allo stesso tempo, rappresenta lo stile di quando quest’uomo è vissuto, quello degli anni Cinquanta.

Perché Martin Brando era lui, allora, e siamo noi, oggi. Custodi della sua eredità. E Martin Brando sarete anche tutti voi, attraverso le storie che ci ha insegnato a raccontare.

E tu cosa vorresti raccontare in futuro?

Vorrei raccontare della mia passione, quella del rugby, e vorrei raccontare delle vostre, di passioni. Vorrei raccontare di tutti quelli che avranno il coraggio di affidarsi a noi, per raccontare le loro storie attraverso la nostra mano. In modo appassionato e coerente. Perché tutti abbiamo una storia da raccontare, basta solo trovare il modo giusto per farlo.

L’essere umano ricorda il 10% di ciò che ascolta, il 20% di quello che legge e l’80% di ciò che vede. Perché le immagini parlano un linguaggio universale comprensibile a tutti, sono immediate, coinvolgenti. Tanto più oggi: in un’epoca in cui la comunicazione è veloce, frammentaria e decontestualizzata, le immagini diventano un veicolo diffusione dei messaggi estremamente potente.<

Le immagini ci permettono di comunicare in modo rapido e immediato, lasciando una traccia duratura nella mente delle persone. Le immagini hanno un ruolo fondamentale nella nostra esperienza online, basti pensare che il 70% delle azioni le riguarda e che ogni giorno ne vengono pubblicate più di 300 milioni solo su Facebook. Ecco perché se facciamo Storytelling non possiamo prescindere dal Visual Storytelling: la narrazione che avviene attraverso le immagini. Ecco perché lo Storytelling che funziona è quello che cattura il cuore e la testa. E, spesso, passa attraverso gli occhi.

 

Fernando Del Castillo, visual designer (anche) per Martin Brando, è nato in Argentina 45 anni fa. Sportivo per natura, giocatore ed allenatore di Rugby. Uomo legato alla palla ovale, ha giocato per la Nazionale Argentina e ha vissuto in Italia dal 2002 al 2004. Da agosto 2015 è di nuovo qui.

Una lunga esperienza nel mondo del design e, in particolare, in quello legato allo sport. Sport & Design, non a caso, sono la sua vita.

Ha lavorato come grafico per la Nike, ESPN, e per parecchi club di calcio: FBC Barcelona, Espanyol de Barcelona, River Plate, Boca Juniors, San Lorenzo de Almagro, Newells Old Boys y Rosario Central di Rosario, la sua città di nascita.

Fa parte del Team Janeiro Brand Experience, un team che si occupa di Branding e con il quale ha sviluppato diverse identità visive per sportivi: da Carlos Tevez, a Manu Ginóbili, fino ad Agustín Pichot e, recentemente, per Fernando Cavenaghi.