L’ascoltatore stanco (scegliere gli eventi con parsimonia)

Ho preso una pausa dagli eventi di formazione, quando mi sono reso conto che non stavo portando a casa più granché. Il mio entusiasmo, quello che mi aveva portato a fare avanti e indietro per l’Italia, a sacrificare i sabati e le domeniche, ad avere fame di formazione e di relazioni, si stava assopendo. Allo stesso modo, mi accorgevo che finivo per passare metà della giornata a rispondere alle mail, a risolvere problemi, a cercare uno spazio dove poter parlare con i miei clienti. A non ascoltare. Insomma, stavo perdendo del tempo. Abituato, come sono, a prendermi responsabilità e colpe, non ho mai pensato che fosse colpa dello speaker. Anzi. Semplicemente ero io, divenuto nel frattempo buon intrattenitore (sul palco) e stanco ascoltatore (in platea), a dovermi prendere una pausa.

Liberi, di scegliere

Ho iniziato a dire no, a scansare gli eventi di formazione, e a frequentare solo quelli che mi davano l’opportunità di rivedere vecchi amici. Sebbene quello che sono oggi lo devo a quegli anni lì (e che quindi consiglio a tutte le persone più giovani di me), è stata una pausa utile. Da libero professionista, amo alternare momenti di studio matti e disperatissimi, che spesso coincidono con la scrittura di libri, a periodi in cui lavoro sodo sui progetti. Che poi sono quelli che racconto e sviscero nelle giornate di formazione. Non riuscirei a fare docenze senza intensi periodi di lavoro (e quindi di pratica). Finirei per raccontare sempre le stesse cose e lentamente diventerei sempre meno efficace. In questo post di contro-narrazione, oltre a parlare delle mie disattenzioni, dirò esattamente il contrario di ciò che molti professionisti ripetono. Non è vero che in giro “è pieno di fuffa“, luogo comune che serve solitamente a screditare la concorrenza. Piuttosto è vero che c’è ridondanza, che in tanti affrontano argomenti simili, e che se si vuole fare formazione “utile”, e per utile intendo spendibile, bisogna saper scegliere.

Dipende dal posizionamento

Potrei fare un elenco dei motivi che portano a scegliere un evento rispetto ad un altro, potrei dire che “dipende dall’obiettivo” (altra frase piuttosto abusata, ma pur sempre valida), io preferisco dire che dipende dal posizionamento. Come ci posizioniamo noi sul mercato, e cosa vogliamo ottenere da un evento di formazione? Vogliamo migliorare una nostra abilità in particolare e diventare i migliori in quel campo? Oppure vogliamo colmare alcune nostre lacune? E in questo caso, scusate la franchezza, abbiamo ancora l’età per farlo? A vent’anni ero fortemente predisposto a sentir parlare di temi che non mi riguardavano direttamente, di cui non mi occupavo, il mio intento era ampliare il più possibile il mio bagaglio, oggi sinceramente preferisco focalizzarmi su ciò che mi riesce meglio. È una visione comune di chi sceglie un posizionamento chiaro e vuole perseguirlo. Almeno fino a nuovo ordine.

On e Off

Quindi, piuttosto che un evento sulla Seo o uno sul remarketing (utilissimo, ma ci penserà qualche mio collega), preferisco iscrivermi ad un corso di narrativa con uno sceneggiatore, oppure ad un seminario di copywriting avanzato. Questo mi dà l’opportunità di rimettermi in gioco, anche con altre professionalità diverse dalle mie. Resto dell’idea che pianificare gli eventi ai quali vogliamo partecipare sia molto utile, fondamentale. Decidere in anticipo quale tipo di formazione fare e su quante giornate “off” – è questa la discriminante importante, sennò non si impara nulla – investire perché non ho difficoltà a dire che, ad esempio, ci sono eventi che mi trasmettono cose che mediamente già so, ma che sono occasioni straordinarie per rinvigorire rapporti e per far nascere delle collaborazioni.

Un punto di vista nuovo

Per quanto mi riguarda, oggi, un evento è utile se quando torno a casa non vedo l’ora di approfondire quegli argomenti, se mi viene voglia e se c’è la possibilità di conoscere/ stringere una relazione con lo speaker, se mi fornisce un punto di vista nuovo su un argomento conosciuto, se chi spiega riesce a ispirarmi e se successivamente trovo in lui un riferimento per poter approfondire la tematica. Un po’ come diceva Salinger: “Ecco una parola che detesto con tutta l’anima: eccezionale. È fasulla. Roba che vomiterei ogni volta che la sento“. Non credo abbiamo bisogno di eventi eccezionali, né di effetti speciali. Abbiamo bisogno, piuttosto, di ascoltare, confrontarci e migliorare. Abbiamo bisogno di tornare in ufficio il giorno dopo e rimettere un po’ di cose in discussione.

Le redini del nostro lavoro passano anche da queste scelte. A chi dedicheremo il nostro tempo? È tempo che torna indietro a noi e ai nostri collaboratori? E sia ben inteso che anche il tempo del networking è ben speso, purché pianificato.

Giuro solennemente che non controllerò più le email ad un evento di formazione. Piuttosto ne scelgo uno più adatto a me.

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