Finalmente insieme

Follower di Martin Brando, accogliete con entusiasmo le “vecchie” leve di Rplus | Brand + Web Identity! La storia, le persone e l’esperienza di Rplus si fonde insieme alla creatività di Martin Brando, le due pagine Facebook saranno presto una sola. Continuate a seguirci per non perdervi gli aggiornamenti sul mondo della comunicazione digitale e lo storytelling 😉

 

 

 

 

 

 

 

 

Storyweek #22

Nella settimana di Cristiano Ronaldo vi proponiamo un articolo interessantissimo su questa clamorosa operazione di rebrandig. Si parlerà inoltre di Advertising e di nuovi modi per rendere una campagna ancora più efficace. Infine un articolo che mette insieme Ghali, Tesla e Chiara Ferragni, cosa avranno in comune? Insomma mettetevi comodi e gustatevi lo storyweek della settimana.

#01

Carlotta ha spiegato molto bene cosa e come si guadagna acquistando brand al posto di giocatori (nonostante il prezzo folle).
Cosa possono imparare le aziende italiane dall’investimento in CR7?

#02

Siamo abituati a pensare ai canali pubblicitari come forze separate e misuriamo i risultati ponendoli uno contro l’altro. In molti casi mettiamo in relazione i risultati di Google contro quelli di Facebook. Cosa accadrebbe invece se iniziassimo a pensare ad una strategia che li integri e lasciassimo che un canale aiuti l’altro?

#03

Facebook compie un ulteriore passo in avanti nella direzione di un advertising sempre più coinvolgente, in modo mai visto fino ad ora: le Augmented Reality Ads.

#04

Abbiamo macchine fotografiche da 50 megapixel e più. Ma che senso ha? Vi proponiamo delle considerazioni controcorrente a proposito di “grandezze” e “dotazioni” .

#05

Dalle video-novel di YouTube alle Instagram Stories, dalle narrazioni di marca al brand journalism: questa è l’“era narrativa”, in cui siamo bombardati da un flusso incessante di contenuti e informazioni che ci arrivano sotto forma di storie. Ma proprio per questo per distinguersi dagli altri il mero racconto non è più sufficiente.

Storyweek #21

Una settimana di notizie sul digital marketing e non solo, raccolte per voi nel nostro storyweek. Potete gustarvele anche sotto l’ombrellone.

#01

Prima di acquistare online o in negozio gli italiani cercano sul web informazioni sul prodotto desiderato per orientarsi alla scelta: la piattaforma di e-commerce vince sui motori di ricerca per l’offerta di informazioni sui prodotti. È quanto emerge da una ricerca di Find in collaborazione con Duepuntozero Doxa.

#02

Schierarsi è diventato urgente. Dal Branding position alle prese di posizione.

#03

Grazie alla tecnologia poter lavorare scegliendo i propri tempi e il proprio luogo di lavoro è possibile e secondo le statistiche lo smart working potrebbe migliorare la produttività aziendale del 15%.

#04

Vi segnaliamo un articolo molto chiaro sull’importanza di revisionare i contenuti del proprio sito web. Cambia il modo in cui testi e immagini vengono indicizzati, cambia il modo in cui cerchiamo i contenuti on-line. È fondamentale capire cosa va aggiornato e come. Dal blog di Tagliaerbe, come sempre, qualche indicazione saggia e utile.

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Mobile Working Mom

Strategie di sopravvivenza di una mamma 3.0

 

Le nuove e fighissime definizioni di Smart, Mobile e Agile Working?

Ci fanno un baffo. Ci suonano già vecchie. Anzi, sono proprio vintage. Perché? Perché è da un pezzo che le mamme mobile working cercano di organizzare la propria esistenza in modo SMART, gestendo più o meno AGILMENTE la vita familiare attraverso il MOBILE (auto e smartphone inclusi). O che cercano di far diventare SMART il proprio compagno (vabbè, stendiamo un velo pietoso), in modo che sia in grado se non altro di ricordarsi di andare a prendere i figli a scuola.

Al di là di discorsi, teorie, nomi altisonanti che suonano risolutivi e tentativi istituzionali di regolamentazione, il dato di fatto che rimane è uno: sono le 10 di sera e tu, Mamma Mobile Working, devi ancora stendere i panni della lavatrice che ha finito il suo ciclo di lavaggio il giorno prima, leggere la favola alla pupa piccola che proprio non c’è verso di farla addormentare, sparecchiare la tavola dai resti della cena (che sono sorti su quelli della colazione) e, last but not least, finire la relazione che il tuo capo voleva per ieri. Se ti riconosci in questa condizione, continua a leggere, forse troverai qualche consiglio utile e scanzonato su come sopravvivere a questo particolare stato fisico e mentale, sintetizzabile nell’acronimo MWM, Mobile Working Mom.

 

Vita da Mobile Working Mom

Hanno hackerato il sito web del tuo cliente più importante e ti chiamano al cellulare… no, non è (ancora) il tuo capo (lui che ne sa, se ne sta spaparanzato al sole dei Caraibi…), ma la bidella della scuola che ti invita OBBLIGATORIAMENTE a un prelevamento prematuro del pupo perché ha qualche linea di febbre. Cosa fai?

1. Cerchi disperatamente di contattare il co-genitore affinché si occupi del salvataggio del pupo (ma lui, ovviamente, è in riunione e quindi al telefono neanche risponde)

2. Attraversi la città come se non ci fosse un domani per precipitarti sul capezzale del pargolo e constatare che, se quella era febbre, tutte le volte che l’hai spedito a scuola imbottito di antipiretico hai commesso un attentato contro la creatura (e l’umanità);

3. chiami la preside chiedendole di istituire subito un corso pratico di sicurezza dei siti web e nel frattempo ti presenti a scuola con termometro taroccato al ribasso. Così: puoi rimanere direttamente a scuola e risolvere il problema del sito; puoi farlo pure senza pupo appiccicato addosso (perché la febbre è miracolosamente scomparsa).

Aspetta, fammi indovinare? Scommetto che hai scelto la risposta numero 3. Eccoti! Beccata! Sei una MWM, una Mobile Working Mom, ossia una #mammachenonmollamai.

Già, perché per una MWM i figli so’ pezz’ e’ core, ma la consegna di un progetto pure.

Quindi, cosa puoi fare per soddisfare tutti e non finire alla neuro? Scegliere (e cambiare, se necessario) una strategia; organizzarti; disporre degli strumenti giusti (e, compatibilmente con la sorte, anche le persone; i figli, quelli, si sa, vengono come vengono).

STRATEGIA

1. Stabilire una strategia (e soprattutto essere pronte a modificarla)

Sì, può sembrare ridondante, ma per essere efficaci, sfruttare al meglio il proprio tempo e individuare le corrette priorità, è necessario stabilire una strategia, magari a medio, breve e brevissimo termine, ossia per la settimana, per la giornata e per… l’istante.

SETTIMANA

Cercate di avere un quadro chiaro degli impegni lavorativi, scegliete 2/3 obiettivi fattibili e… dimenticateli. Pianificazione e mammitudine costituiscono infatti un ossimoro. Se nella vita di un lavoratore gli imprevisti possono essere innumerevoli, nella vita di una mamma che lavora gli imprevisti dettano l’agenda. Quindi? Se avete scadenze improrogabili, non vi resta di contare sui momenti in cui gli imprevisti non possono verificarsi (ossia, quando i pupi dormono). Come? Leggi qui di seguito:

GIORNO

Una mamma mobile working si sveglia alle 5 per approfittare del silenzio, di una connessione seriamente performante perché non condivisa dai 15 device solitamente collegati alla WI-FI di casa e di una lucidità mentale invidiabile. Tenete conto però che quest’ultima è destinata a durare poco…

Lavorare quando il resto del mondo dorme, abbracciate dal pigiama e nel confort delle mura domestiche, ha i seguenti vantaggi: 1. Non rischiate di incontrare Brad Pitt alla macchinetta del caffè, quindi, tranquille, potete continuare ad avere quella faccia da pesce lesso per almeno altre 2 ore; 2. La notte si dice che porti consiglio… e in effetti al mattino la mente è più sgombra e produttiva, provare per credere.

Se svegliarvi prima dell’alba vi suona sacrilego, conservate le forze per la sera, infischiatevene del bucato da stendere/stirare/riordinare/piegare e appena i pargoli abbracciano Morfeo, correte alla vostra scrivania. Ne va del vostro orgoglio professionale.

2. Darsi un tono

Anche se la MWM lavora in qualsiasi condizione meteo/fashion/glocal (e pertanto può tranquillamente sorvolare sulla cosiddetta “bella presenza”), datevi un tono: un filo di trucco (va bene anche se rimediato al rosso del semaforo), una collanina che illumina il viso (mi raccomando non quella di pasta colorata che vi ha amabilmente confezionato vostra figlia), un cappello originale (beh, no, quello da renna è un po’ fuori stagione). Comunque sia non dimenticate che siete donne, prima che mamme e lavoratrici.

3. Lavorare negli interstizi

Il Mobile Working di una mamma è come un coito perennemente interrotto. È un amore frustrato. Corrisposto solo a tratti. Si è costantemente disturbate sul più bello. “Mamma mi prepari la merendaaaaaa?” “Mammaaaaa è finita la carta igienicaaaaaaa” sono solo alcune delle frasi sintomatologiche di un disagio diffuso che nasce con i primi vagiti e da cui non hai scampo.

Ma… se riesci a sfruttare tutti quei momenti vuoti in cui apparentemente non puoi fare nulla, puoi trovare le tue soddisfazioni. Come? Lavorando negli interstizi, ossia in quelle zone di tempo (e di spazio) in cui mentre le altre mamme si danno all’amabile chiacchericcio del più e del meno, tu, che da quando tuo figlio era in fasce ti ci sei sempre sentita come un pesce fuor d’acqua, cogli l’attimo! Rispondi alle email, trovi l’incipit più bello per la tua relazione e… pianifica il menù settimanale. Anche. Sì. Pure. Perché la vita professionale di una mamma mobile working è sempre duplice.

Quindi via libera all’uso del pc nelle più svariate e impensabili condizioni: al parco mentre tua figlia sta facendo piroette in pista, al parcheggio della scuola mentre aspetti che esca, all’autolavaggio mentre le spazzole ti fanno fuori l’antenna della macchina. E ben vengano le applicazioni che ti aiutano nell’organizzazione delle attività, nella pianificazione della spesa e… nell’intrattenimento dei pupi.

ORGANIZZAZIONE

1. Partire con il piede giusto (prevenire è meglio che curare)

Iniziare la giornata in salita non piace a nessuno, meno che mai a una MWM. Anche perché il suo umore incide pesantemente su TUTTI quelli che la circondano, per cui guai a spostarlo fin dal mattino sul pessimo. Conseguentemente: abitua i tuoi figli ad organizzare zaini e cartelle la sera, in modo che al mattino te li puoi caricare in macchina anche se pensano di essere ancora tra le braccia del loro peluche preferito; studiati il tragitto casa-scuola più alternativo possibile, così da non beccare quello che va a 30 km/h perché lui – lui! – parte per tempo; se il tragitto dovesse risultare particolarmente lungo, ripassate storia e le tabelline, così la tua coscienza sarà un po’ più tranquilla e i pargoli forse arriveranno preparati a scuola.

2. Accettare di farsi aiutare

Ebbene sì, tocca. Tocca imparare a delegare, a fidarsi, a rinunciare ad alcuni momenti dei figli per concedersene altri, (forse) più pieni e consapevoli. Quindi ben vengano associazioni di mutuo soccorso (e soprattutto trasporto) tra mamme/amiche/nonni/zii. Perché uno degli aspetti che finora nessuno ha mai sottolineato è che le mamme, prima di essere tali, sono soprattutto tassiste: accompagnali a scuola, portali in piscina, dall’amichetto per la ricerca, alla festa di compleanno, al catechismo, in cartolibreria, a comprare quella cosa che #senoncelholaprofmimettelanota. Considerate che ad ogni meta ci va aggiunto il traffico e il ritorno… Come salvarsi? Scroccate passaggi! È un dovere verso voi stesse e verso l’ecologia ambientale.

ATTREZZATURA

Una MMW (occhio, non una BMW), dispone della seguente carrozzeria:

  1. Zaino (sconsigliatissima qualsiasi altra tipologia di contenitore trasportabile, pena dolori lancinanti alla vostra schiena), possibilmente multitasche(tasking)
  2. Smartphone dotato di batteria supplementare
  3. Computer portatile, assai preferibilmente bollato con la mela, vista la sua versatilità e velocità di connessione, accentuata alla possibilità di farlo ripartire velocemente dallo stand-by, caratteristica che ha in comune proprio con te, MWM
  4. Merende di vario tipo, atte a soddisfare i gusti della prole (che in quanto a variabilità di stato e umore potrebbe voler disporre, nell’ordine, delle molliche di pane come del cibo di un esercito)
  5. Taccuino appunti per quei casi – invero molto più frequenti di quanto le compagnie telefoniche promettono – in cui di connessione non v’è traccia, così come di qualsiasi tipo di alimentazione elettrica
  6. Dispositivi connessi ad almeno un paio di reti diverse (così se non ne funziona una, in teoria usi l’altra – ma anche qui entriamo nel rassicurante quanto bugiardo mondo del marketing delle compagnie telefoniche)
  7. Salviettine umidificate (sì, beh, sappiamo a cosa servono, no?)
  8. Trousse trucchi per rimediare alle occhiaie della notte trascorsa tra il finire la relazione di cui sopra e lo scacciare via gli incubi della figlia più piccola
  9. Google Calendar con la sincronizzazione in famiglia, per non dimenticare i figli al corso di inglese
  10. Scarpe da runner, ovviamente

Infine, non escluderei un corso di guida per conseguire la patente di pilota di Formula 1.