Storyweek #28

Quali sono le notizie che ci hanno colpito di più in questa settimana?
Te le proponiamo qui nel nostro Storyweek.

#01

Se esistesse una macchina capace di misurare la felicità delle persone, e di trasformarla in un valore numerico, come il contatore Geiger fa con la radioattività, probabilmente tutti ci sottoporremmo al test. Forse non tanto per sapere quanto siamo contenti, cosa che pure ci sarebbe molto utile, quanto per avere contezza di quanto lo sono gli altri, aldilà dei sorrisi di facciata e delle apparenze

#02

Che tipo di mascolinità abbiamo ereditato da David Foster Wallace?

Da un romanzo come Infinite Jest e dagli innumerevoli saggi e articoli memorabili contenuti in raccolte come Tennis, TV… o Considera l’aragosta possiamo imparare molto su come usare l’ironia non come frullatore semantico, ma come strumento per scavare, o almeno graffiare, il monolite della nostra cultura.

#03

Jack Ma, presidente del gruppo Alibaba, lascerà l’azienda fra dodici mesi per dedicarsi alla filantropia. Una scelta che probabilmente vorremmo fare tutti, ma che non tutti possono permettersi di fare.

#04

Qual è il Paese in cui più studi, meno lavori? In cui le donne si laureano il doppio degli uomini, ma hanno il record di inattività? In cui gli stranieri laureati hanno paghe dimezzate rispetto ai loro colleghi italiani? Benvenuti in Italia, il Paese fondato sugli alibi e l’odio per chi ne sa di più.

Storyweek #27

Storyweek è la prima rubrica che riesce a raccogliere in un unico spazio David Cronenberg, il matrimonio dei Ferragnez e alcune considerazioni sul nuovo spot della Nike, non potete far altro che mettervi comodi e gustarvi le notizie della settimana.

#01

I social media cambiano le copertine dei libri?
Secondo il Guardian, sì. E non solo quelle.

#02

David Cronenberg in settimana ha calcato il red carpet di Venezia per ritirare il Leone d’Oro alla carriera. Il regista si lasciato andare anche a qualche considerazione sul futuro del cinema e sulla sua fruizione.

#03

Gossip, polemiche, emozioni, quello dei The Ferragnez è stato il primo matrimonio social a non aver avuto bisogno della cassa di risonanza di altri media. E non solo: il social wedding Ferragni Fedez ha generato da solo un’attenzione verso l’evento stesso che non ha pari, con numeri che ne fanno un esempio lampante di quelle che sono le potenzialità comunicative, di narrazione e di conseguenza di business di social come Instagram.

#04

“Dream Crazy” è il nuovo spot della Nike dove vengono mostrati atleti che hanno sconfitto pregiudizi e difficoltà, tra cui LeBron James e Serena Williams, e si chiude con Kaepernick che dice “Non chiederti se i tuoi sogni sono folli. Chiediti se lo sono abbastanza”.

Storyweek #26

Dalle community dei fornai 3.0, al fenomeno dei podcast fino a scoprire un interessante progetto fotografico di Seth Taras. Quali sono le notizie che ci hanno colpito di più questa settimana? Le trovate raccolte nel nostro Storyweek.

#01

Ogni tanto ci chiediamo: “Che ruolo hanno i social network nella società?” Una risposta ce la può dare l’esempio dei fornai 3.0. Da San Francisco a Los Angeles, da Londra a Copenaghen e Milano, crescono e si moltiplicano le community del pane. Professionisti del settore e semplici appassionati condividono esperienze e consigli attraverso Instagram e Facebook dando vita a vere e proprie community.

#02

“Know where you stand” – che potrebbe essere tradotto in un poco scolastico “Conosci dove ti selfie” – è un progetto fotografico e artistico di Seth Taras che ci fa conoscere i luoghi per quello che sono stati: spettatori muti di eventi drammatici; qualche volta, purtroppo, apocalittici. Un modo diverso per avvicinarci alla storia e per non farci dimenticare che gli scenari, per fortuna, cambiano a seconda delle persone che li popolano…

#03

Fino a un paio di anni fa il podcasting è stato utilizzato dalle radio pubbliche semplicemente come tecnologia per rendere disponibili i programmi tradizionali anche on-demand al di fuori degli orari di messa in onda, ma non è mai stata pensata una produzione originale in grado di raggiungere quella fetta sempre più ampia di ascoltatori che sono sempre incollati allo smartphone. La natura on-demand del podcast fa emergere tutti quei programmi narrativi “di nicchia” che si basano su una storia con “qualcosa da raccontare”.

#04

In fase di sperimentazione su un numero ristretto di utenti Usa, la funzionalità segnala fra i commenti dei post gli utenti non “amici” ma con i quali si condividono passioni e interessi

#05

“Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”. Quante volte vi è capitato di vedere pubblicata su Facebook l’ormai consunta citazione – per altro falsa – di Voltaire? Ecco, sui social network assistiamo quotidianamente all’esatto contrario.

Storyweek #25

Vi sentite smarriti dal ritorno dalle vacanze? Tranquilli abbiamo la soluzione che fa per voi, gustatevi il nostro storyweek! Una raccolta di notizie che vi farà riprendere il contatto con il mondo del digital marketing e non solo, magari vi farà scoprire anche qualcosa che in questi giorni vi può essere sfuggito.

#01

Come fare per avvicinare i giovani alla lettura? Alla New York Public Library hanno pensato di risolvere il problema portando i libri nei luoghi dove i giovani passano gran parte del loro tempo: sui social. Così sono nate le Insta Novels, racconti illustrati e pubblicati nella sezione storie dell’account Instagram della biblioteca.

#02

Nessuno scrittore italiano ha saputo rendere meglio di Alberto Arbasino tic e abitudini della vita estiva. Già nel suo esordio, Piccole vacanze (Adelphi), ha raccontato l’Italia come un’interminabile distesa di pinete e arenili, nottate per ballare il twist, per filosofeggiare e per tradirsi, tra Forte dei Marmi e Viareggio, tra Capri e La Spezia. Nell’estate del 2018 gli stabilimenti sono ancora luoghi miracolosi. Non è un caso che per omaggiarli le radio accese mandino tutto il giorno l’ultimo tormentone di Thegiornalisti: «Quelle code infinite di macchine / Che si vedono al telegiornale / Mi mettono di buon umore / Come gli stabilimenti balneari».

#03

Quanto tempo passi su Instagram? Presto te lo diranno le statistiche: così potrai limitarne l’utilizzo (e la dipendenza) e preservare la tua salute.

#04

Il potenziale che Instagram presenta agli inserzionisti è ineguagliabile, in particolare per i brand che si rivolgono a una fascia demografica più giovane. In questo articolo sono raccolti alcuni consigli utili per strutturare campagne efficaci.

Storyweek #24

Il caldo e le ferie non possono fermare certamente il nostro  storyweek. Anche questa settimana abbiamo selezionato per voi le notizie che ci hanno ispirato di più e ve le serviamo fresche come un cocktail in spiaggia.

#01

Una vita di banalità
Siamo portati a occuparci delle cose urgenti perché tendono a essere più semplici e lineari e perché ci danno una soddisfazione immediata, come per esempio fare contento il nostro capo o andare a pagare l’affitto del prossimo mese, invece che realizzare i nostri sogni o impegnarci per un futuro migliore. Senza contare che è piacevole farle subito, perché ci libera dalla fastidiosa sensazione di avere sempre qualcosa in sospeso, anche se, continuando a comportarci così, il risultato che otteniamo è una vita fatta di banalità.

#02

Vi siete mai chiesti per cosa stia l’acronimo FAQ? E vi siete mai risposti sul perché vi faccia venire in mente quell’altro significato, quello che non si può dire, e che tanto fuori luogo neanche è?
Content strategy e UX design servono anche a farci diventare meno scurrili (e a farci trovare le informazioni che cerchiamo nel momento in cui ci servono)

#03

Dove si informano i teenager? E dove discutono sulle notizie? Secondo una ricerca di Atlantic, è Instagram il nuovo telegiornale.

#04

Appaiono due frecce, una verso l’alto e una verso il basso. Cliccando la prima si dà un voto positivo al commento e se ne aumenta la visibilità; cliccando la seconda si dà un voto negativo, contribuendo a nasconderlo sotto tutti gli altri.

#05

Nella scelta di un posto di lavoro, a pesare è anche la posizione fisica del nuovo ufficio: chi mai vorrebbe essere costretto a un pendolarismo sfiancante ogni giorno? Oggi LinkedIn, il social network dei professionisti in cerca di lavoro, viene in soccorso dei suoi utenti con un nuovo tool, Your Commute, pensata per tenere conto di questo fattore di vitale importanza.

Storyweek #23

Che cosa ci ha colpito di più in questa settimana? Scoprite le notizie ma anche semplicemente alcuni spunti di riflessione raccolti nel nostro storyweek.

#01

Un uomo di successo, ricco e invidiato, se n’è andato di colpo, lasciandosi tutto alle spalle. Ori e stracci: la ricchezza, il successo, l’invidia e l’adulazione. Istintivamente, ci siamo posti una domanda: se tutto è così veloce e drastico, stiamo usando bene la nostra vita?

#02

Pesa solo 573 kilobyte, ma riuscirà a sfondare il traguardo di 1 miliardo di utenti: è “Instagram Lite”, la nuovissima App per Android dedicata ai Paesi in via di sviluppo. È piccola, ti consente di risparmiare spazio sul telefono e si scarica rapidamente.

#03

Lo smartphone morirà presto! E il colpevole sarà l’intelligenza artificiale.
Quando e se lo smartphone morirà davvero, allora il mondo non sarà più come prima. Non solo in termini di prodotti individuali, ma in termini di come viviamo realmente le nostre vite quotidiane e forse in termini della stessa umanità.

#04

Un’ora e sette minuti al giorno. È il tempo medio che trascorriamo a guardare video online. Quest’anno sono già 11 minuti in più rispetto al 2017 ed entro il 2020 spenderemo ogni giorno 84 minuti davanti allo schermo.

Storyweek #21

Una settimana di notizie sul digital marketing e non solo, raccolte per voi nel nostro storyweek. Potete gustarvele anche sotto l’ombrellone.

#01

Prima di acquistare online o in negozio gli italiani cercano sul web informazioni sul prodotto desiderato per orientarsi alla scelta: la piattaforma di e-commerce vince sui motori di ricerca per l’offerta di informazioni sui prodotti. È quanto emerge da una ricerca di Find in collaborazione con Duepuntozero Doxa.

#02

Schierarsi è diventato urgente. Dal Branding position alle prese di posizione.

#03

Grazie alla tecnologia poter lavorare scegliendo i propri tempi e il proprio luogo di lavoro è possibile e secondo le statistiche lo smart working potrebbe migliorare la produttività aziendale del 15%.

#04

Vi segnaliamo un articolo molto chiaro sull’importanza di revisionare i contenuti del proprio sito web. Cambia il modo in cui testi e immagini vengono indicizzati, cambia il modo in cui cerchiamo i contenuti on-line. È fondamentale capire cosa va aggiornato e come. Dal blog di Tagliaerbe, come sempre, qualche indicazione saggia e utile.

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Mobile Working Mom

Strategie di sopravvivenza di una mamma 3.0

 

Le nuove e fighissime definizioni di Smart, Mobile e Agile Working?

Ci fanno un baffo. Ci suonano già vecchie. Anzi, sono proprio vintage. Perché? Perché è da un pezzo che le mamme mobile working cercano di organizzare la propria esistenza in modo SMART, gestendo più o meno AGILMENTE la vita familiare attraverso il MOBILE (auto e smartphone inclusi). O che cercano di far diventare SMART il proprio compagno (vabbè, stendiamo un velo pietoso), in modo che sia in grado se non altro di ricordarsi di andare a prendere i figli a scuola.

Al di là di discorsi, teorie, nomi altisonanti che suonano risolutivi e tentativi istituzionali di regolamentazione, il dato di fatto che rimane è uno: sono le 10 di sera e tu, Mamma Mobile Working, devi ancora stendere i panni della lavatrice che ha finito il suo ciclo di lavaggio il giorno prima, leggere la favola alla pupa piccola che proprio non c’è verso di farla addormentare, sparecchiare la tavola dai resti della cena (che sono sorti su quelli della colazione) e, last but not least, finire la relazione che il tuo capo voleva per ieri. Se ti riconosci in questa condizione, continua a leggere, forse troverai qualche consiglio utile e scanzonato su come sopravvivere a questo particolare stato fisico e mentale, sintetizzabile nell’acronimo MWM, Mobile Working Mom.

 

Vita da Mobile Working Mom

Hanno hackerato il sito web del tuo cliente più importante e ti chiamano al cellulare… no, non è (ancora) il tuo capo (lui che ne sa, se ne sta spaparanzato al sole dei Caraibi…), ma la bidella della scuola che ti invita OBBLIGATORIAMENTE a un prelevamento prematuro del pupo perché ha qualche linea di febbre. Cosa fai?

1. Cerchi disperatamente di contattare il co-genitore affinché si occupi del salvataggio del pupo (ma lui, ovviamente, è in riunione e quindi al telefono neanche risponde)

2. Attraversi la città come se non ci fosse un domani per precipitarti sul capezzale del pargolo e constatare che, se quella era febbre, tutte le volte che l’hai spedito a scuola imbottito di antipiretico hai commesso un attentato contro la creatura (e l’umanità);

3. chiami la preside chiedendole di istituire subito un corso pratico di sicurezza dei siti web e nel frattempo ti presenti a scuola con termometro taroccato al ribasso. Così: puoi rimanere direttamente a scuola e risolvere il problema del sito; puoi farlo pure senza pupo appiccicato addosso (perché la febbre è miracolosamente scomparsa).

Aspetta, fammi indovinare? Scommetto che hai scelto la risposta numero 3. Eccoti! Beccata! Sei una MWM, una Mobile Working Mom, ossia una #mammachenonmollamai.

Già, perché per una MWM i figli so’ pezz’ e’ core, ma la consegna di un progetto pure.

Quindi, cosa puoi fare per soddisfare tutti e non finire alla neuro? Scegliere (e cambiare, se necessario) una strategia; organizzarti; disporre degli strumenti giusti (e, compatibilmente con la sorte, anche le persone; i figli, quelli, si sa, vengono come vengono).

STRATEGIA

1. Stabilire una strategia (e soprattutto essere pronte a modificarla)

Sì, può sembrare ridondante, ma per essere efficaci, sfruttare al meglio il proprio tempo e individuare le corrette priorità, è necessario stabilire una strategia, magari a medio, breve e brevissimo termine, ossia per la settimana, per la giornata e per… l’istante.

SETTIMANA

Cercate di avere un quadro chiaro degli impegni lavorativi, scegliete 2/3 obiettivi fattibili e… dimenticateli. Pianificazione e mammitudine costituiscono infatti un ossimoro. Se nella vita di un lavoratore gli imprevisti possono essere innumerevoli, nella vita di una mamma che lavora gli imprevisti dettano l’agenda. Quindi? Se avete scadenze improrogabili, non vi resta di contare sui momenti in cui gli imprevisti non possono verificarsi (ossia, quando i pupi dormono). Come? Leggi qui di seguito:

GIORNO

Una mamma mobile working si sveglia alle 5 per approfittare del silenzio, di una connessione seriamente performante perché non condivisa dai 15 device solitamente collegati alla WI-FI di casa e di una lucidità mentale invidiabile. Tenete conto però che quest’ultima è destinata a durare poco…

Lavorare quando il resto del mondo dorme, abbracciate dal pigiama e nel confort delle mura domestiche, ha i seguenti vantaggi: 1. Non rischiate di incontrare Brad Pitt alla macchinetta del caffè, quindi, tranquille, potete continuare ad avere quella faccia da pesce lesso per almeno altre 2 ore; 2. La notte si dice che porti consiglio… e in effetti al mattino la mente è più sgombra e produttiva, provare per credere.

Se svegliarvi prima dell’alba vi suona sacrilego, conservate le forze per la sera, infischiatevene del bucato da stendere/stirare/riordinare/piegare e appena i pargoli abbracciano Morfeo, correte alla vostra scrivania. Ne va del vostro orgoglio professionale.

2. Darsi un tono

Anche se la MWM lavora in qualsiasi condizione meteo/fashion/glocal (e pertanto può tranquillamente sorvolare sulla cosiddetta “bella presenza”), datevi un tono: un filo di trucco (va bene anche se rimediato al rosso del semaforo), una collanina che illumina il viso (mi raccomando non quella di pasta colorata che vi ha amabilmente confezionato vostra figlia), un cappello originale (beh, no, quello da renna è un po’ fuori stagione). Comunque sia non dimenticate che siete donne, prima che mamme e lavoratrici.

3. Lavorare negli interstizi

Il Mobile Working di una mamma è come un coito perennemente interrotto. È un amore frustrato. Corrisposto solo a tratti. Si è costantemente disturbate sul più bello. “Mamma mi prepari la merendaaaaaa?” “Mammaaaaa è finita la carta igienicaaaaaaa” sono solo alcune delle frasi sintomatologiche di un disagio diffuso che nasce con i primi vagiti e da cui non hai scampo.

Ma… se riesci a sfruttare tutti quei momenti vuoti in cui apparentemente non puoi fare nulla, puoi trovare le tue soddisfazioni. Come? Lavorando negli interstizi, ossia in quelle zone di tempo (e di spazio) in cui mentre le altre mamme si danno all’amabile chiacchericcio del più e del meno, tu, che da quando tuo figlio era in fasce ti ci sei sempre sentita come un pesce fuor d’acqua, cogli l’attimo! Rispondi alle email, trovi l’incipit più bello per la tua relazione e… pianifica il menù settimanale. Anche. Sì. Pure. Perché la vita professionale di una mamma mobile working è sempre duplice.

Quindi via libera all’uso del pc nelle più svariate e impensabili condizioni: al parco mentre tua figlia sta facendo piroette in pista, al parcheggio della scuola mentre aspetti che esca, all’autolavaggio mentre le spazzole ti fanno fuori l’antenna della macchina. E ben vengano le applicazioni che ti aiutano nell’organizzazione delle attività, nella pianificazione della spesa e… nell’intrattenimento dei pupi.

ORGANIZZAZIONE

1. Partire con il piede giusto (prevenire è meglio che curare)

Iniziare la giornata in salita non piace a nessuno, meno che mai a una MWM. Anche perché il suo umore incide pesantemente su TUTTI quelli che la circondano, per cui guai a spostarlo fin dal mattino sul pessimo. Conseguentemente: abitua i tuoi figli ad organizzare zaini e cartelle la sera, in modo che al mattino te li puoi caricare in macchina anche se pensano di essere ancora tra le braccia del loro peluche preferito; studiati il tragitto casa-scuola più alternativo possibile, così da non beccare quello che va a 30 km/h perché lui – lui! – parte per tempo; se il tragitto dovesse risultare particolarmente lungo, ripassate storia e le tabelline, così la tua coscienza sarà un po’ più tranquilla e i pargoli forse arriveranno preparati a scuola.

2. Accettare di farsi aiutare

Ebbene sì, tocca. Tocca imparare a delegare, a fidarsi, a rinunciare ad alcuni momenti dei figli per concedersene altri, (forse) più pieni e consapevoli. Quindi ben vengano associazioni di mutuo soccorso (e soprattutto trasporto) tra mamme/amiche/nonni/zii. Perché uno degli aspetti che finora nessuno ha mai sottolineato è che le mamme, prima di essere tali, sono soprattutto tassiste: accompagnali a scuola, portali in piscina, dall’amichetto per la ricerca, alla festa di compleanno, al catechismo, in cartolibreria, a comprare quella cosa che #senoncelholaprofmimettelanota. Considerate che ad ogni meta ci va aggiunto il traffico e il ritorno… Come salvarsi? Scroccate passaggi! È un dovere verso voi stesse e verso l’ecologia ambientale.

ATTREZZATURA

Una MMW (occhio, non una BMW), dispone della seguente carrozzeria:

  1. Zaino (sconsigliatissima qualsiasi altra tipologia di contenitore trasportabile, pena dolori lancinanti alla vostra schiena), possibilmente multitasche(tasking)
  2. Smartphone dotato di batteria supplementare
  3. Computer portatile, assai preferibilmente bollato con la mela, vista la sua versatilità e velocità di connessione, accentuata alla possibilità di farlo ripartire velocemente dallo stand-by, caratteristica che ha in comune proprio con te, MWM
  4. Merende di vario tipo, atte a soddisfare i gusti della prole (che in quanto a variabilità di stato e umore potrebbe voler disporre, nell’ordine, delle molliche di pane come del cibo di un esercito)
  5. Taccuino appunti per quei casi – invero molto più frequenti di quanto le compagnie telefoniche promettono – in cui di connessione non v’è traccia, così come di qualsiasi tipo di alimentazione elettrica
  6. Dispositivi connessi ad almeno un paio di reti diverse (così se non ne funziona una, in teoria usi l’altra – ma anche qui entriamo nel rassicurante quanto bugiardo mondo del marketing delle compagnie telefoniche)
  7. Salviettine umidificate (sì, beh, sappiamo a cosa servono, no?)
  8. Trousse trucchi per rimediare alle occhiaie della notte trascorsa tra il finire la relazione di cui sopra e lo scacciare via gli incubi della figlia più piccola
  9. Google Calendar con la sincronizzazione in famiglia, per non dimenticare i figli al corso di inglese
  10. Scarpe da runner, ovviamente

Infine, non escluderei un corso di guida per conseguire la patente di pilota di Formula 1.