Storyweek #26

Dalle community dei fornai 3.0, al fenomeno dei podcast fino a scoprire un interessante progetto fotografico di Seth Taras. Quali sono le notizie che ci hanno colpito di più questa settimana? Le trovate raccolte nel nostro Storyweek.

#01

Ogni tanto ci chiediamo: “Che ruolo hanno i social network nella società?” Una risposta ce la può dare l’esempio dei fornai 3.0. Da San Francisco a Los Angeles, da Londra a Copenaghen e Milano, crescono e si moltiplicano le community del pane. Professionisti del settore e semplici appassionati condividono esperienze e consigli attraverso Instagram e Facebook dando vita a vere e proprie community.

#02

“Know where you stand” – che potrebbe essere tradotto in un poco scolastico “Conosci dove ti selfie” – è un progetto fotografico e artistico di Seth Taras che ci fa conoscere i luoghi per quello che sono stati: spettatori muti di eventi drammatici; qualche volta, purtroppo, apocalittici. Un modo diverso per avvicinarci alla storia e per non farci dimenticare che gli scenari, per fortuna, cambiano a seconda delle persone che li popolano…

#03

Fino a un paio di anni fa il podcasting è stato utilizzato dalle radio pubbliche semplicemente come tecnologia per rendere disponibili i programmi tradizionali anche on-demand al di fuori degli orari di messa in onda, ma non è mai stata pensata una produzione originale in grado di raggiungere quella fetta sempre più ampia di ascoltatori che sono sempre incollati allo smartphone. La natura on-demand del podcast fa emergere tutti quei programmi narrativi “di nicchia” che si basano su una storia con “qualcosa da raccontare”.

#04

In fase di sperimentazione su un numero ristretto di utenti Usa, la funzionalità segnala fra i commenti dei post gli utenti non “amici” ma con i quali si condividono passioni e interessi

#05

“Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”. Quante volte vi è capitato di vedere pubblicata su Facebook l’ormai consunta citazione – per altro falsa – di Voltaire? Ecco, sui social network assistiamo quotidianamente all’esatto contrario.

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